Un adapter non è un logo
Mettere il marchio di Interactive Brokers, Directa o Schwab su una pagina è un pomeriggio di CSS. Far arrivare lì un ingresso con stop è un contratto, un payload, un orario di sessione, un modo di leggere la lista ordini. Alpaca vuole bracket e OTO, un client id helmsman_…. Tradier vuole un OTOCO in un form, un tag senza underscore, un bearer token. Idempotenza, market closed, come si riconcilia uno stop: tutto diverso.
Se copi Alpaca su Tradier, apri nudo e chiami il disastro «multi-broker». Helmsman non finge che il mondo sia un’unica API. Ogni adapter porta la propria carta di ingaggio: come si entra, come non si entra, cosa succede a mercato chiuso. Tu resti cliente di chi ti dà il book. Noi allunghiamo il ponte venue per venue — e solo se il venue espone un’API che il modello può rispettare.
In codice, oggi: Alpaca (paper), Tradier (sandbox), IG (demo) e Interactive Brokers (mock-tested, live in sospeso), più PaperSim in locale per provare le regole a rete spenta. Saxo, OANDA, lemon.markets: i prossimi. Poi Schwab, cTrader, Tiger, Tradovate, Questrade, MetaApi e gli altri con API che calzano. Directa, eToro, Trading 212, moomoo: integrabili, con attriti. Fineco, DEGIRO, Robinhood, Fidelity, Trade Republic, Plus500: nessuna API trading retail ufficiale — non li fingiamo con uno sticker.
I marchi che vedi appartengono ai rispettivi titolari. Servono a nominare i venue, non a venderti una partnership che non esiste. Oro sulla tile = ponte già in codice. Grigio = da costruire. Ambra = con attriti. Nessuna finta «integrazione certificata».